La Cattedrale e il Mosaico

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Facciata della Cattedrale di Otranto.

La Cattedrale di Otranto si trova in Piazza Basilica, un largo di forma triangolare perfettamente calcolato in base all’altezza della facciata della chiesa. È intitolata a Santa Maria Annunziata ed è stata realizzata in origine nel 1068 sui resti di un villaggio messapico, di una domus e di un tempio cristiano. Quella Cattedrale fu però notevolmente danneggiata durante l’assalto turco del 1480 che segnò la storia della città, subendo la trasformazione in moschea e la distruzione di tutti gli affreschi cristiani. L’anno dopo, nel 1481, fu completamente ristrutturata cambiandone anche la fisionomia.

Il magnifico rosone centrale risale proprio al 1481 con uno stile che richiama fortemente il gotico. L’antistante portale è invece di tipo barocco ed è stato aggiunto nel 1674 per volere dell’Arcivescovo Adarzo di Santander come scritto anche sull’epigrafe. Sulla fiancata sinistra vi è un altro portale secondario che risale invece sempre alla ricostruzione del 1481.

All’interno, presenta un ampio spazio a tre navate suddivise da due file di colonne con capitelli in larga parte del XII secolo ed altri di spoglio. La planimetria è tipica delle chiese benedettine: il transetto non sporge ed è suddiviso da arconi longitudinali, le navate terminano con absidi proporzionati alla loro lunghezza. Il tetto originale è a capriate, ma è ora nascosto dal favoloso cassettonato dorato voluto dall’Arcivescovo De Aste nel 1693, come secondo iscrizione posta sull’arco trionfale che suddivide la navata centrale dal presbiterio. Al di sotto, è dotata anche di una grande cripta che risale alla costruzione originale del 1068.

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Cattedrale di Otranto – Cripta

Al di là della varietà di stili susseguitisi lungo i secoli e che hanno forgiato la versione definitiva della Cattedrale, l’elemento che contribuisce a renderla davvero unica è l’incredibile mosaico pavimentale che copre tutta la navata centrale e in parte anche le laterali. Questo pavimento ha subito più opere di restauro, l’ultimo all’inizio degli Anni Novanta. Un’iscrizione all’inizio del mosaico ricorda un ulteriore restauro avvenuto nel 1875.

Il grande mosaico fu voluto dal prete Pantaleone e fu realizzato tra il 1163 e il 1166. Parte con le spalle di due elefanti e risalendolo diventa un grande tronco d’albero, da cui si sviluppano numerosi rami animati da un mondo variopinto e selvaggio con animali di ogni specie, sia reali (come lepri, cavalli, asini, cani, volpi, leoni, pesci e uccelli) che mitologici (come sfingi, draghi, grifoni, mostri e chimere). Sul lato destro è innalzata da due draghi la figura di Alessandro Magno. Dall’altro lato, vi è la raffigurazione di un’antica umanità primitiva intenta ad innalzare la Torre di Babele.

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Parte del grande mosaico pavimentale.

Proseguendo in avanti, troviamo alcune scene relative alla vita di Noè fino alla costruzione dell’Arca con una scena che vede Noè salire sull’Arca accompagnato da una colomba con un ramoscello d’ulivo. Al di sopra, sono realizzati dei medaglioni con i dodici segni zodiacali e scene di vita dell’epoca molto ben descritte e altre scene dell’Antico Testamento. Seguono rappresentazioni bibliche come la vicenda di Caino e Abele e quella del Peccato Originale, assieme ad altre del ciclo bretone come la raffigurazione di Re Artù.

Nel suo insieme, l’intento del mosaico che può apparire confuso in realtà indica un percorso rassicurante che porta dal peccato alla salvezza. Nella grafica in basso, potete vedere tutto il mosaico con le aree tematiche in cui si sviluppa.

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immagine 1: Di Lupiae (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

immagine 2: Di User:MatthiasKabel (Opera propria) [GFDL, CC-BY-SA-3.0 o CC-BY-2.5], attraverso Wikimedia Commons

immagine 3: Di Yoruno at it.wikipedia [CC-BY-SA-3.0], da Wikimedia Commons

immagine 4: Di Lupiae (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

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