I Martiri d’Otranto

Martiri di Otranto chiesa

Di Lupiae (Opera propria) [CC-BY-SA-3.0], attraverso Wikimedia Commons

Nella Cattedrale della città si trova un pezzo importantissimo della storia di lacrime e sangue vissuta dagli idruntini nel 1480: sono le Reliquie dei Martiri d’Otranto. In città esiste poi un’altra chiesetta dedicata al martirio, la chiesa di Santa Maria dei Martiri d’Otranto che vedete in alto.

In quell’anno, centinaia di abitanti di Otranto videro la morte per mano dei Turchi. Per questi ultimi la situazione nella penisola italiana era ideale per sferrare un attacco in massa: l’Occidente era ancora sconvolto dalla caduta di Costantinopoli (1453) e gli stati italiani erano ancora troppo frammentati per essere una significativa forza di resistenza e l’Impero Ottomano voleva proseguire la sua politica espansionistica. In più, le armate aragonesi del Regno di Napoli e quelle del Papa erano già impegnate in una guerra fiorentina. L’occasione fu quindi propizia ai Turchi che attaccarono il Sud Italia guidati dal Pascià Achmet sbarcando in massa proprio ad Otranto il 28 luglio 1480. Lo scenario per chi li guardò arrivare dalla costa era terribile: 150 imbarcazioni con una forza complessiva di 18 mila unità, il triplo della popolazione di Otranto dell’epoca.

Dopo essere sbarcati nei pressi della località tuttora nota come “Baia dei Turchi” proprio per questo motivo, il giorno successivo occuparono la città razziando ovunque. Nonostante ciò gli otrantini non vollero dichiarare la resa ed opposero eroica resistenza, sebbene non vi fosse alcuna possibilità visto lo squilibrio di forze, tanto che pochi giorni dopo i turchi entrarono anche dalla parte del castello. A quel punto, le crudeltà contro gli abitanti inermi furono inaudite. Migliaia furono le vittime e donne e bambini furono ridotti in schiavitù. Irruppero in Cattedrale e uccisero l’anziano arcivescovo che incitava ancora alla fede e al martirio, chiedendo agli abitanti che vi si erano rifugiati di convertirsi all’Islam. Il 14 agosto 1480, 813 otrantini che avevano rifiutato la conversione forzata all’Islam furono condotti sul vicino Colle della Minerva e massacrati tramite decapitazione uno per uno.

Martiri di Otranto

L’Altare con i Martiri – By User:MatthiasKabel (Own work) [GFDL, CC-BY-SA-3.0 or CC-BY-2.5], via Wikimedia Commons

Soltanto il 10 settembre dell’anno successivo gli aragonesi riuscirono a riconquistare la città, ma Otranto era ormai ridotta a un cumulo di macerie in cui erano sopravvissuti solo 300 cristiani. Ecco perché la maggior parte delle opere architettoniche di Otranto sono successive a questa data, quando gli aragonesi anche come forma di risposta allo sfregio turco decisero di ricostruire completamente la città e di rafforzarla con ulteriori fortificazioni.

Rimane, però, l’immane sacrificio compiuto da quegli ottocento abitanti che sono oggi conosciuti come i Martiri d’Otranto. Le reliquie dei Martiri si trovano attualmente incastonati in teche trasparenti all’interno della Cattedrale, sotto un altare. Alcune reliquie dei Martiri furono spostate in segno di amicizia, nei secoli, a Bovino e a Napoli. Impressionante e suggestiva la visione che se ne ha in Cattedrale. I visitatori, fedeli cristiani o meno, non possono non provare una certa soggezione e commozione.

Oggi i Martiri d’Otranto sono considerati di diritto protettori della città e sono stati canonizzati santi da Papa Francesco il 12 maggio 2013.

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